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Riceviamo e pubblichiamo

La III A in visita alla mostra fotografica sulla legalità a Villa Pomini


Riceviamo e pubblichiamo il resoconto della visita della classe III A dell'Istituto Maria Ausiliatrice alla mostra fotografica sul tema "Legalità. Lo fotografia testimone dei tempi" in Villa Pomini.

Dal 13 ottobre il Comune di Castellanza ha promosso a Villa Pomini una rassegna fotografica sulla legalità. Noi, della classe terza media A “Maria Ausiliatrice”, abbiamo voluto visitare questa mostra. Stiamo approfondendo il tema della pace e la mostra ci ha permesso di conoscere il “desiderio di una pace quotidiana” che portano in cuore le donne afgane e le donne di Archi, un quartiere di Reggio Calabria. E abbiamo scoperto che le donne non sono solo vittime di violenza e maltrattamenti, sono anche sognatrici, hanno progetti, hanno il coraggio di voler realizzare i loro sogni. Le foto hanno parlato di queste grandi prospettive.

Noi ci siamo particolarmente soffermati sulla sala che presentava la situazione quotidiana dell’Afghanistan.

Fra tutte le foto mi ha colpito l’immagine di una donna di 35 anni che, attraverso il microcredito, promosso dall’associazione occidentale Pangea, è riuscita a cambiare la sua vita, a lasciarsi alle spalle brutti ricordi ed esperienze traumatiche. Laila è fissata con un volto ridente e il burka alzato: finalmente libera. Ha avuto il coraggio di guardar fuori dal suo bicchiere d’acqua e si è trovata di fronte un mare pieno di possibilità dove ci sono persone disposte ad aiutarla e a farla tornare a vivere.

Infatti la situazione delle donne e bambini afghani è disagiata e terrificante per la povertà e la guerra che provoca feriti innocenti. Particolarmente devastanti sono le mine che riescono ad attirare l’attenzione dei bambini perché simili a giocattoli. In una foto, che ci ha molto colpito per la sua crudezza, abbiamo potuto misurarne le conseguenze.

Nonostante i gravi problemi, le donne afghane riescono ancora a sorridere, hanno il coraggio di superare difficoltà e ingiustizie, provano a mettere da parte la paura.

Il fotografo, che ci ha illustrato in maniera completa e gradevole le varie immagini, ci ha spiegato perché da fotoreporter di guerra, sia passato a fotografare il bisogno di “pace quotidiana”. La verità dell’Afganistan, come quella di altri paesi in guerra, è dura e scomoda da accettare e i “pescecani” cioè coloro che fanno affari d’oro proprio approfittando di queste tragedie, negli ultimi anni non permettono di immortalare con immagini vere, e quindi far conoscere al mondo, le gravi sofferenze della popolazione di questi paesi. Non potendo documentare  la realtà della situazione di dolore, il fotografo ha voluto farci conoscere il desiderio di pace di questa gente, soprattutto delle donne  che ha scelto di fissare in immagini di vita quotidiana, colta nella bellezza riflessa nei volti splendidi di tante donne attive e fiere. La bellezza ritorna  dignità ed è simbolo di pace.

Nessuno di noi si è mai immaginato di poter capire da alcune fotografie la vera situazione di questo paese e comprendere che la nostra crisi europea è niente in confronto alla “normalità” di Kabul.

Giulia Racchi

e i compagni di III A

 

 

© riproduzione riservata
 
Pubblicato il 18/10/13 - 1069 visualizzazioni
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