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NOTIZIE - DALLA CITTÀ


Alla Mater Domini il volontariato si chiama Platys*

Partito all'inizio dell'anno, i 15 volontari della clinica castellanzese offrono supporto psicologico e aiuto pratico ai degenti

Castellanza (mg*) - Si chiama Platys ed è il nuovo progetto di volontariato di Mater Domini diventato realtà dall’inizio dell’anno. Ha permesso l’inserimento di volontari nei diversi reparti dell’Istituto, oltre all’attivazione di servizi volti a rendere il più serena possibile la permanenza in ospedale.

 “L’iniziativa è nata in un territorio particolarmente sensibile ai temi della solidarietà. I volontari del progetto Platys si affiancano alle associazioni già presenti nella nostra struttura. Animati da sensibilità e solidarietà, decidano parte del loro tempo e della loro energia al servizio degli altri, un impegno spontaneo che crea però un importante valore aggiunto”, afferma Alessandro Liguori, Amministratore Delegato di Humanitas Mater Domini.

Sono riconoscibili dai camici bianchi con il collo e i polsini di colore blu i primi 15 volontari che, accanto al personale sanitario offrono, in maniera molto discreta, un supporto psicologico o un piccolo aiuto pratico come l’accompagnamento dei più anziani e dei disabili, portare una rivista o un bicchiere d’acqua, fare un po’ di compagnia, compilare moduli e questionari e tanto altro ancora.

“In una società in cui la frenesia allenta i rapporti interpersonali, riscoprire la capacità di ascolto e dialogo è arricchente – afferma Maria Belloli, Coordinatrice del Progetto Platys – e non bisogna dimenticare che dietro la persona, anche la più semplice, c’è un mondo da scoprire e poterlo condividere è un dono grandissimo anche per i volontari”.

Sensibilità, cuore e tanta voglia di fare, questi i requisiti richiesti ai volontari, che devono saper ascoltare i pazienti e i loro familiari, offrire loro un consiglio pratico, agevolare il loro dialogo con medici e infermieri.

Accanto alle doti umane, fondamentali anche competenza e conoscenza, un’adeguata formazione mirata ad acquisire le competenze necessarie per capire le diverse situazioni che ci si trova ad affrontare.

Malato al centro, ma il malato-persona, cioè nella sua interezza e storia di essere umano. Questo un concetto cardine di umanizzazione in sanità. Quindi curare e prendersi cura, cioè i due percorsi che colgono l’interezza del rapporto con il malato e la sua famiglia.

Curare compito del medico, prendersi cura compito anche di altre persone, infermieri, familiari, volontari. Il gruppo di volontari Platys ha fatto suo questo compito a fianco del malato e della sua famiglia. “Essere volontari in un ospedale significa agire e interagire con dimensioni e vicende molto diverse tra di loro – commenta Giuliana Bossi Rocca, Segretario Generale di Fondazione Humanitas. È l’impegno di rendere visibile e concreta l’umanizzazione che crea il denominatore comune tra le diversità della malattia e di coloro che prestano assistenza. Fondazione Humanitas ha svolto con piacere il ruolo di coordinamento tra le associazioni già presenti in Mater Domini, secondo il denominatore comune dell’accoglienza e del rispetto delle singole identità”.

Ecco perché gli aspiranti volontari, prima di diventare “operativi” nei reparti di Humanitas Mater Domini sono stati individuati in base alle loro attitudini con un colloquio conoscitivo e successivamente guidati attraverso un accurato percorso formativo. La preparazione dei volontari, molto importante, è curata direttamente da medici ed infermieri di Humanitas Mater Domini, insieme ai formatori di Fondazione Humanitas che, fin dalla sua nascita nel luglio del 1999, è impegnata nel migliorare la qualità della vita del malato e della sua famiglia.

* a cura di Marta Galbiati, Ufficio Stampa Humanitas Mater Domini

© riproduzione riservata
 
Pubblicato il 17/09/12 - 3024 visualizzazioni
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