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TERZA - ARTE


ARCHIVI SVELATI

L’IMMAGINE RIVELA E CELEBRA IL TEMPO

L’Archivio Fotografico Italiano con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Castellanza (Va) organizza nelle sale della storica Villa Pomini l’iniziativa dal titolo: ARCHIVI SVELATI
L'immagine ri vela e celebra il tempo
Quella degli archivi è per l’Afi un impegno durevole, che nel suo evolversi ha permesso di conoscere archivi e patrimoni spesso celati, ricercando elementi di studio da promuovere mediante incontri, dibattiti, laboratori, progetti editoriali e percorsi formativi, in un incessante confronto tra i differenti stili e linguaggi.
La collaborazione con importanti realtà del territorio lombardo e nazionali, il lavoro quotidiano di catalogazione e conservazione e il confronto con esperti del settore, identificano questo evento annuale per l’offerta culturale, proponendo autori non necessariamente noti, ma di talento, inseriti nella collezione Afi grazie a donazioni specifiche.
Un patrimonio sempre più preponderante, famiglie che affidano all’Afi le proprie memorie, un progetto strutturato di acquisizione e catalogazione, ma soprattutto di conservazione e diffusione.

LE MOSTRE
CARLO TANCREDI
OLMO, VALLE DEL DROGO (1981 1982)
Carlo A. Tancredi nasce a Pola, nel 1932.
Si interessa di fotografia fin dal 1948 quando, ancora giovanissimo, comincia a scattare appassionandosi ad una macchinetta a fuoco fisso, la Comet.
La ricerca fotografica esplode negli anni Settanta, scoprendo la fotografia di urbanistica realizzandola, in bianco e nero, con macchine analogiche.
Immortala così vecchi quartieri delle antiche cittadine ex-veneziane della costa dalmata, come Traù, oggi Trogir, Sebenico e le isole meridionali della Dalmazia.
Si interessa anche delle vecchie attività contadine, valorizzando momenti di vita come la raccolta, la battitura delle castagne, i rituali dell'uccisione del maiale.
Documenta i cambiamenti di alcune città della Lombardia, tra cui Busto Arsizio, lasciando un patrimonio considerevole di fotografie di spazi urbani non più esistenti.
Realizza approfonditi reportage su Pompei e sulla Valle del Drogo, ancora inediti.
Negli ultimi anni Carlo Tancredi fotografa lo splendido paesaggio toscano, in particolare San Gimignano e Monteriggioni.
La sua è una fotografia genuina, senza artifici, che sa conquistare per la spontaneità con la quale coglie la vita umana, ma anche per la composizione attenta delle architetture e dei paesaggi, attendendo la luce per restituire affascinanti geometrie.
Si spegne nella sua Milano nel giugno 2019.
Questa mostra vuole essere un omaggio a un autore che amava la fotografia e che ha deciso di donare i negativi e le sue visioni all’Archivio Fotografico Italiano, che ne garantirà la cura e la divulgazione.


ROSARIO LABOZZETTA
ITALIA VintageVintage
Rosario Labozzetta, detto SARINO, bustocco di adozione.
Rosario Labozzetta nasce a Reggio Calabria il 13 marzo 1934 da genitori calabresi che dopo di lui avranno altri due figli, Francesco e Bruno.
Il padre Domenico, direttore delle Imposte Dirette, viene spesso trasferito di sede.
La madre Eleonora, detta Norina, lo segue con i tre figli nelle sue peregrinazioni in varie località d’Italia. Dapprima risiedono in Toscana, a Borgo a Mozzano (Lucca) dove i ragazzi trascorrono l’infanzia.
Intanto incombono gli anni cruciali della guerra che il fratello mediano, Francesco detto Franco, rammenta così: “Quando giunse l’8 settembre ’43 non avevo ancora 8 anni; a scuola ci riempivano di propaganda del regime per cui era difficile rendersi conto di quel che stava accadendo, anche se dal Borgo vedevo spesso le formazioni di fortezze volanti americane che andavano a bombardare il nord Italia, mentre lungo la statale dell’Abetone e del Brennero scendevano verso sud camion carichi di soldati tedeschi.
Studente modello, Sarino iniziò l’Università a Pisa, dove rimase un anno in attesa che papà ottenesse un trasferimento al nord per consentirgli di frequentare il Politecnico di Milano dove sia lui che Bruno, il minore di noi tre, si laurearono in Ingegneria, mentre io abbandonai la famiglia per iniziare l’avventura di allievo ufficiale presso l’Accademia della Marina Militare conseguendo poi la laurea in Scienze Marittime e Navali presso l’Università di Pisa.”
Subito dopo la laurea in ingegneria, Sarino ebbe il suo primo impiego presso la Montecatini di Terni, dove rimase per circa un anno (1958-59). Successivamente fu assunto all‘Anic-ENI di San Donato Milanese dove rimase per tutta la sua vita lavorativa: grazie alle sue indubbie capacità manageriali egli si fece strada costruendo le basi per una brillante carriera che - dopo molteplici peregrinazioni all’estero con incarichi di grande responsabilità - lo portò ai vertici di importanti poli energetici, come il Petrolchimico di Gela e il bacino carbonifero sardo del Carbosulcis, in entrambi dei quali ricoprì l’incarico di amministratore delegato.
Approfondiva all’estremo ogni argomento scientifico che lo appassionasse: per accertarsene sarebbe bastata dare un’occhiata alla mole di libri sui più svariati campi del sapere che riempivano gli scaffali della sua biblioteca.
Ma ciò che Sarino amava sopra ogni cosa era fotografare la realtà che lo circondava, osservandola con sguardo attento e curioso nelle più disparate circostanze. Angoli di città in varie parti del mondo, sagre paesane, architetture gotiche, statue primitive, scorci inusuali, paesaggi. Ma soprattutto soleva ritrarre gente sconosciuta riprendendola a distanza col teleobbiettivo, per cogliere espressioni, atteggiamenti, costumi e volti dai tratti particolari.
Inutile dire che dopo il matrimonio con Piera Crosta tutta la compagine familiare divenne un punto focale ineludibile delle sue fotografie, che ritraevano i parenti e gli amici nei momenti più significativi di ogni avvenimento, per la gioia di tutti …
La vita coniugale di Piera e Sarino, contrassegnata dal rispetto reciproco dei propri ritmi e delle proprie abitudini, fu un sereno connubio durato 45 anni fino alla precoce dipartita di Sarino, avvenuta con il 12 ottobre 2008 dopo una lunga battaglia contro un male che non perdona.
Il 21 febbraio 2017 è purtroppo deceduta anche sua moglie Piera, la cui cugina, Anna Maria Hábermann, convinta del grande valore artistico delle fotografie di Sarino, ha accuratamente raccolto le migliaia di negativi e di stampe da lui effettuate nel corso di più di decenni, consegnando poi tutto il materiale all’Archivio Fotografico Italiano con l’espresso desiderio di costituire un fondo a nome dei coniugi Crosta-Labozzetta, di modo che queste preziose immagini in bianco e nero possano rimanere a loro futura memoria. Anna Maria Hábermann


ALDO GALLI

UNO SGUARDO DISCRETO
Aldo Galli (1905, Milano – 1987, Rapallo) nasce a Milano in una famiglia benestante: il padre con attività commerciale di tradizione estesa su tutto il territorio italiano, amante del bel vivere, la madre, figlia dei gioiellieri Calderoni, pianista.
Il giovane, molto vivace e poco incline ai banchi di scuola, terminati gli studi superiori, viene mandato per tre anni prima in Germania, poi in Inghilterra ed in Francia per completare la sua formazione. Al rientro lo attende il lavoro paterno e nel tempo libero si dedica alla nascente disciplina sciistica che lo porta sui monti, da lui già molto amati e frequentati nei periodi estivi. Lì colleziona fossili e farfalle. Ama le automobili, che gli consentono di viaggiare, e nasce la passione per la fotografia.
Sono gli anni ’30 e la sua vita sta per avere una svolta: il matrimonio, il viaggio di nozze in Libia nel febbraio del ’39, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, tre figli.
La passione per la fotografia resta, ma cambiano i contenuti: per lui la famiglia è tutto.
Anche il mondo della fotografia sta cambiando e lui si adegua, ma gli anni passano e, ad un certo punto, con la moglie dà un ultimo sguardo ai suoi ricordi poi decide di non conservare più nulla.
Fortunatamente si sono conservate cinque cartelle di quegli anni ’30, gelosamente custodite.
Aprire le eleganti cartelle, serbate con cura e affetto, ha rappresentato una scoperta piacevolmente condivisa. Una sorta di eco secolare che ha accresciuto le passioni.
All’interno stampe su carte raffinate dalle tonalità sfumate, copie uniche, non ripetibili.
I paesaggi, evocativi e senza tempo, denotano una forza espressiva dalla fascinazione transitoria, gettando un legame tra l’istante e l’esplorazione visiva.
I volti, quasi sempre di gente umile, lasciano spazio anche alla scena, concedendo ai posteri di comprendere il contesto sociale, abitativo e ambientale in cui sono state realizzate le immagini.
Di particolare impatto le fotografie scattate in Libia nel 1939, in occasione del viaggio di nozze. Sorprendenti le scene, armoniose le inquadrature, affascinanti i ritratti, esemplare la tecnica.
Infine la natura morta, così moderna da incantare, con accenti pittorici.
Fiori, bambole, vasi e ombre in equilibrio tra pieni e vuoti, dettagli e forme che nella loro apparente semplicità rappresentano un palpito di memoria.


GIOVANNI SESIA
DALLA LASTRA AL GESTO
Giovanni Sesia nasce a Magenta (Milano), nel 1955. Dopo aver frequentato l’Accademia di Brera a Milano inizia a realizzare dipinti caratterizzati dall’accentuato cromatismo e dal segno forte. In seguito la sua pittura si sviluppa sulla ricerca tonale e sul contrasto tra luci e ombre lavorando tra astratto gestuale e suggestioni figurative. E’ in questo periodo che si avvicina alla fotografia quale mezzo tecnico da affiancare all’espressività pittorica. L’artista riesce a raggiungere un perfetto equilibrio fra i due linguaggi espressivi, senza farne prevalere l’uno sull’altro e in modo che l’uno aiuti l’altro a superare il proprio limite.
La svolta è alla fine degli anni ’90 quando viene in possesso di un vecchio archivio fotografico di un ospedale psichiatrico in abbandono. Le immagini scelte da Sesia evocano la storia e la memoria e questa tendenza lo ha portato a privilegiare sempre più volti, luoghi e oggetti.
La fotografia diviene per l’artista un pretesto su cui si innesca tutto il suo istinto e la sua ricerca artistica e l’equilibrio che l’opera trasmette è dato dalle pennellate e dalla grafia, segni che creano una sinergia tra spazi pieni e vuoti, ma in perfetta combinazione tra loro. Dalle antiche lastre trovate nei manicomi, alle vecchie immagini rinvenute, agli scatti da lui eseguiti, i soggetti scelti appaiono al tempo stesso lontani e familiari ed hanno la forza di penetrare nell’anima e di chiedere di non essere dimenticati. Sesia li riscatta dall’oblio e li offre a colui che li guarda con rispettoso amore.
I soggetti, scelti con estrema cura e passione, sono antichi ed atavici ed il solco in cui Sesia si muove è inevitabilmente intriso di tradizione. Utilizza abilmente i colori caldi della terra, i bruni, l’ocra e poi la ruggine per porre l'accento sull’umanità dei suoi soggetti.
Sostenuto dalla critica e dal pubblico, questo artista si sta imponendo sempre più sulla scena nazionale ed internazionale.
Ha tenuto numerose mostre personali in Italia e all’estero .


27 ottobre 2019 ore 17 CONFERENZA E INAUGURAZIONE MOSTRE
Intervengono:

FABRIZIO TRISOGLIO - Responsabile scientifico di Fondazione Aem - Gruppo A2A.
Il patrimonio storico-industriale di Fondazione Aem
GIOVANNI SESIA - Artista
Dalla lastra al segno – Incontro tra fotografia e pittura
CLAUDIO ARGENTIERO – Presidente Afi
Operare per una memoria del territorio – Le donazioni
Presentazione del nuovo libro Afi SEI A MILANO
Nel corso della conferenza saranno proiettati filmati Visita guidata alle mostre di Carlo Tancredi, Giovanni Sesia, Rosario Labozzetta, Aldo Galli. con gli autori, i curatori, i famigliari e i successori.
Aperitivo inauguraleINFORMAZIONI SULLA RASSEGNA:


Luogo: :
Villa Pomini –– Via Don Luigi Testori, 14 Via Don Luigi Testori, 14 –– Castellanza (Va)Castellanza (Va)

Periodo espositivo: :
27 OTTOBRE –– 1717 NOVEMBRE 2018NOVEMBRE 2018


Conferenza e visita guidata: isita guidata:
Domenica 27 ottobottobre 2019re 2019 ore 17ore 17


Orari di visita. .
venerdì e sabato 15/19 –– domenica 10/12 –– 15/19 15/19 -- Ingresso libero


Segreteria organizzativa: :
Afi /ee--mail: mail: afi.foto.it@gmail.com
Sito web: :
www.archiviofotografico.org
Informazioni/curatore: :
Claudio Argentiero T.347 5902640 / e--mail: mail: afi.fotoarchivio@gmail.com

© riproduzione riservata
 
Pubblicato il 23/10/19 - 82 visualizzazioni
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