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TERZA - CINEMA


Segnali di fumo dal cinema italiano

Hotel Gagarin / La terra dell'abbastanza


Castellanza - Lunedì 8 ottobre il cinema di via Dante tornerà ad animarsi con una doppia proiezione: alle 21,00 inizierà la serata il film Hotel Gagarin, film del regista Simone Spada, con Claudio Amendola, Luca Argentiero, Barbaraa Bobulova, che ha ottenuto una candidatura al premio Nastri d'Argento; a seguire La terra dell'abbastanza, di Damiano e Fabio D'innocenzo, con Andrea Carpenzano, Matteo Olivetti, Michela Mancini, che ha ottenuto tre candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento.

Cinque italiani spiantati e in cerca di un’occasione vengono mandati a girare un film in Armenia. Appena arrivati scoppia una guerra e il produttore che (teoricamente) doveva finanziare il lungometraggio sparisce con i soldi.

Isolati all’Hotel Gagarin, un posto sperduto in mezzo ai boschi e circondato dalla neve, troveranno il modo di inventarsi un’originale occasione di felicità che non potranno mai dimenticare.

La sgangherata compagnia di questa commedia poetica e divertente è composta da Claudio Amendola, Luca Argentero, Giuseppe Battiston, Barbara Bobulova, Silvia D’Amico, Caterina Shulha e Philippe Leroy.

Un cast affiatato e ben assortito che ci porta con leggerezza nel mondo dei sogni e del cinema. Proprio come Gagarin, primo uomo a volare nello spazio, i protagonisti dell’opera prima di Simone Spada ci condurranno così in un viaggio onirico e pieno di speranze.

Grazie al potere dell’immaginazione il decadente Hotel Gagarin si trasformerà pian piano in una specie di navicella spaziale dove tutta la gente del villaggio vicino accorrerà perché lì si girano i sogni.

C’è chi desidera essere un funambolo, chi invece vorrebbe per un attimo essere Humprey Bogart, chi chiede di assistere a un concerto a Wembley e infine chi sogna di visitare New York.

In Nuovo cinema paradiso di Tornatore la gente si ritrovava nel cinema del piccolo paesino siciliano pronta ad accogliere le emozioni regalate dalle pellicole, qui all’Hotel Gagarin il popolo armeno arriverà cercando di avverare i propri sogni. In entrambi i casi il cinema è magia.

Il film di Simone Spada (qui all’esordio dietro la macchina da presa dopo una lunga esperienza come aiuto regista) è quindi una commedia romantica e visionaria in grado di emozionare e di farci volare con la fantasia, nonostante si svolga tutto in un unico ambiente, e di farci sognare come i suoi protagonisti.

Gagarin disse: “La terra vista dallo spazio è un posto bellissimo senza confini né barriere”. Hotel Gagarin ci ricorda che anche il cinema è un luogo meraviglioso, senza frontiere. Per tornare all’idea primordiale della settima arte, non a caso definita “la fabbrica dei sogni”.

(Giulia Lucchini - www.cinematografo.it)
 
 
Mirko e Manolo sono due giovani amici della periferia romana. Guidando a tarda notte, investono un uomo e decidono di scappare. La tragedia si trasforma in un apparente colpo di fortuna: l'uomo che hanno ucciso è il pentito di un clan criminale di zona e facendolo fuori i due ragazzi si sono guadagnati la possibilità di entrare a farne parte. La loro vita è davvero sul punto di cambiare.

I fratelli Damiano e Fabio D'Innocenzo al loro film d'esordio firmano un'opera che dimostra la loro profonda tensione morale.

Quello dei D'Innocenzo non è l'ennesimo film sulle periferie o sui cosiddetti 'coatti' quanto piuttosto un'indagine sulla possibilità di un'amicizia che possa far sì che ci si aiuti reciprocamente a crescere. Manolo e Mirko sono come tanti altri. Come loro vanno a scuola con il desiderio di finirla al più presto per trovarsi un'attività che gli piaccia ma non sanno che stanno già lasciandosi scivolare il mondo addosso. Perché è il contesto contemporaneo che, giorno dopo giorno, sta rivestendoli di una pellicola di impermeabilità a qualsiasi possibile etica.

Intorno a loro non stanno solo i lupi della malavita organizzata pronti a sfruttare la l'apparente indifferenza nei confronti di quanto viene loro richiesto (prostituire minorenni spacciare droga, uccidere) ma anche un padre da una parte e una madre dal'altra che hanno rinunciato di fatto al loro ruolo. Uno per frustrazione e l'altra per debolezza. I figli hanno 'sentito' questa insoddisfazione esistenziale e vi hanno reagito come potevano: smettendo di reagire. Solo apparentemente però come si diceva. Perché se Manolo (un sempre più efficace, di film in film, Andrea Carpenzano) sembra indifferente a tutto mentre in alcuni suoi sguardi si avverte la smentita a quanto fa apparire in superficie, MIrko (l'altrettanto efficace Matteo Olivetti) è più tormentato. I suoi scatti d'ira, la sua generosità esibita fuori misura, lo configurano come impreparato al compito. In fondo Manolo ha un padre che gioca alle macchinette per dimenticare che avrebbe voluto far parte di quel mondo del crimine a cui indirizza il figlio. Mirko invece sente la sofferenza che impone alla madre anche se non riesce a rinunciare alla nuova vita.

I D'Innocenzo sanno ritrarre l'appiattimento delle coscienze in cui il dire 'scusami' sembra poter mettere a posto qualsiasi cosa risarcendo anche chi sia vittima del crimine più grave. In un ambito sociale in cui la persona è ridotta a merce resta poco spazio per i sentimenti. Il loro è un grido d'allarme che, provenendo da due registi trentenni, assume un valore ancora maggiore.

(Giancarlo Zappoli - www.mymovies.it)

 

Il biglietto di ingresso singolo costa 5,50 euro (ridotto 4,00 euro), mentre l'abbonamento alla stagione, che si concluderà all'inizio di giugno,  è di 60 euro (ridotto a 40 euro per  possessori carta LIUC, studenti universitari e over 65). Info tel. 0331 480626 e info@cinemateatrodante.it

 

 

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Pubblicato il 02/10/18 - 75 visualizzazioni
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