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TERZA - CINEMA


Dalle parti della commedia

Notti magiche


Castellanza - Una nuova sezione del Cineforum aspetta gli assidui frequentatori del Cineforum Castellanzese. Lunedì 18 Febbraio la pellicola Notti Magighe di Paolo Virzì darà il via a Dalle parti della commedia.

La presenza tra gli interpreti di Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco, nonché quella di Giancarlo Giannini, Ornella Muti, Giulio Scarpati, Giulio Berruti, Paolo Sassanelli, Paolo Bonacelli darà alla proiezione quel carisma in più che invoglierà gli spettatori a popolare la sala.

 

TRAMA

Mondiali '90, Italia - Argentina, gli azzurri buttati fuori ai rigori, un uomo buttato nel Tevere a bordo di una macchina che non sa guidare. Produttore romano sull'orlo del fallimento, Leandro Saponaro è ripescato morto ma a ucciderlo non è stata l'acqua e nemmeno l'impatto. Giusy Fusacchia, ragazza coccodè e amante del Saponaro, giura che ad ammazzarlo sono stati tre aspiranti sceneggiatori: Eugenia Malaspina, Antonio Scordia, Luciano Ambrogi. Finalisti del Premio Solinas, i ragazzi si sono conosciuti pochi giorni prima a Roma in occasione della cerimonia. Eugenia è una ricca borghese ipocondriaca che odia il padre e ama un divo francese, Antonio è un messinese colto e formale come lo stile del suo soggetto (Antonello da Messina), Luciano è un baldo scriteriato che viene da Piombino. Ospiti per qualche giorno nella grande casa di Eugenia, che non vuole dormire sola, entrano nel mondo del cinema dalla porta d'ingresso, frequentando tutta la filiera e sognando di scrivere la sceneggiatura della vita. Finiranno invece al comando dei carabinieri a raccontare la loro versione dei fatti.

 

RECENSIONE

Attento soprattutto all'incidenza dell'ultima sulla vita del singolo, Virzì sceglie la risorsa del fuori campo anche per delineare il rapporto dialettico tra la calcistica giornata della polis e quella particolare della storia privata. La notte magica cantata da Gianna Nannini e auspicata dal tifoso italiano volge nella notte degli errori e propone un rendez-vous con la memoria, quella dell'autore e della sua generazione ma anche quella dello spettatore davanti all'eterno ritorno di un trio che avevamo tanto amato (Vittorio Gassman, Stefano Satta Flores, Nino Manfredi). Eugenia, Antonio e Luciano, esageratamente tipizzati, come a esibire un desiderio di fiction anziché di realismo, sono il residuo di quelle icone trasformate in lucciole fragili, (in)dimenticate e vibranti dentro una notte di scacco disegnata dal regista sulla locandina. Declinato al passato prossimo, Notti magiche mostra, in maniera instabile e con risultati variabili, che tutto quello che ha contato per noi è destinato a sparire, condannato a farsi rovina.
Questa elegia del cinema, che banchetta al "Re della mezza porzione abbondante", fa il punto su e dà commiato a un decennio affollato da veterani ed esordienti. Ficcato al debutto degli anni Novanta, il film di Virzì individua alcune delle tensioni dinamiche che stavano rivoluzionando gli scenari estetici: la ricomposizione del cinema italiano per aree geografiche (nello specifico l'area romana, siciliana e toscana), la creazione di conseguenza di un nuovo immaginario collettivo legato alla provincia italiana (la sequenza del ritorno di Luciano a Piombino), il crepuscolo dei padri fondatori (la silhouette di Fellini e i residui essenziali del suo cinema, il pozzo e la 'passerella di addio' di 8 1/2), la nascita di una generazione 'orfana' (lo sconforto delle nuove leve private dei maestri che sovente restano al palo, incapaci di interpretare la nuova realtà a-ideologica e globalizzante), il contributo degli sceneggiatori eredi della grande commedia all'italiana che legano il proprio retroterra culturale al 'nuovo cinema' (il laboratorio di Fulvio Zappellini), l'accentuazione di una comicità di facile resa e bassa qualità figliastra della commedia all'italiana (la ragazza coccodè, merce in grado di coprire un potenziale cinema medio), l'influenza dell'universo televisivo sul gusto (la sceneggiatura vincitrice su Antonello da Messina svenduta a puntate).

(Marzia Gandolfi - 28 ottobre 2018  - www.mymovies.it)

 

Aldo Serena sbaglia il rigore che costa all’Italia la sconfitta contro l’Argentina nella semifinale di Italia 90.
Mentre Bruno Pizzul pronuncia una frase entrata nella storia - “Sono immagini che non avremmo mai voluto commentare” - e gli avventori di un baretto sul lungotevere si disperano, una Jaguar vola giù da un ponte. All’interno dell’auto verrà ritrovato il corpo senza vita di un noto produttore cinematografico, nella tasca una polaroid che lo ritrae, poche ore prima, a cena con la Ragazza Coccodè che ha per fidanzata e con i tre giovani finalisti del Premio Solinas di quell’anno. Che, prontamente, vengono intercettati dai Carabinieri e portati al comando. Interrogati, daranno il via al lungo flashback che ricostruisce le loro ultime trascorse a Roma, tra sceneggiatori, registi, cinematografari, feste, attori, agenti, cene da Checco er carrettiere che sostituisce qui il mitico Otello.

Difficile dire di cosa parli davvero Notti magiche. Se più dei ricordi del giovane Virzì appena arrivato nella Capitale, delle persone che ha conosciuto e frequentato, o del cinema italiano, dei suoi vezzi e del suo sistema, e della sua morte (avvenuta allora? Prima? Oggi? Da qualche parte lì nel mezzo?). O magari del suo futuro, che però viene stuzzicato e auspicato da un lato, e negato dall’altro. O se voglia essere solo un omaggio al cinema italiano tout court, quello di allora, quello di oggi, e quello al di là da venire.
Sarà per quella Roma del centro ripresa soprattutto in notturna, per le terrazze e i ristoranti, gli scantinati e le ville, e il Colosseo, e per quella luce che non è quella “color cacarella” stigmatizzata dal finto Scarpelli di Roberto Herlitzka, sarà perché Roma è e può essere tante cose, e anche la città del cinema, dentro al quale proietta le sue tante contraddizioni, l’impressione che ho avuto, più di altre, è che Notti magiche sia un po’ La grande bellezza del livornese.

Sono due film molto diversi, per carità, quello Virzì e quello di Sorrentino, entrambi trapiantati a Roma. E però sono entrambi dichiarazioni di amore (e un po’ anche di odio) per una città e il suo carattere, che contagia ogni ambito che tocca, comprese le arti, le conventicole,la mondanità e la politica. Sono entrambi film che mascherano un senso amaro di disillusione dietro al grottesco e alla sagacia sarcastica di battute e situazioni. Sono ritratti di persone e personaggi che, qui più che lì, sono etichettabili e riconoscibili, come stereotipi ma anche soprattutto come figure realmente esistenti o esistite.

Lo spettatore più smaliziato e esperto si potrà divertire a riconoscere prima degli ingenui e idealisti protagonisti del film i grandi nomi della storia del cinema italiano che Virzì ha piazzato nel film. Quelli chiamati con il loro nome sullo sfondo, quelli ribattezzati che stanno in primo piano e che contribuiscono al racconto e alla sua valenza quasi didattica su ciò che il cinema è o dovrebbe essere secondo il film e il suo autore: un cinema che non dimentichi di guardare la realtà, tenere gli occhi aperti su ciò che avviene per la strada, dentro le finestre, nei tinelli delle case che si osservano dai treni regionali, come fece proprio Virzì con il suo esordio, La bella vita. Ma anche un cinema che non sia solo di autori, ma anche di spettatori, o di autori che non devono dimenticarsi di essere spettatori, come ammonisce il comandante dei Carabinieri di Paolo Sassanelli.

Il gioco delle figurine, però, è forse tirato troppo per le lunghe, e all’estremo.
E chi non riconosce nessuno, o riconosce poco? Chi non sa o è interessato a cogliere tutto il metacinema che sta dentro Notti magiche? A loro rimane una trama gialla vagamente esile, e le peripezie di tre protagonisti non simpaticissimi: l’esuberante (ma fragile) sceneggiatore di Piombino figlio di operai; il collega messinese che parla dall’inizio alla fine come un libro stampato, e che pare ricalcato sul Nicola Palumbo di scoliana memoria; una tormentata sceneggiatrice che sogna di vedere la sua storia,modellata su quella di un padre che odia, interpretata dal grande attore francese che la deluderà.
Dopo l'esaltazione inizale, tutti e tre questi ragazzi rimarranno delusi dal grande baraccone romano, e del cinema italiano, che Virzì non sa bene quanto amare e quanto mettere alla berlina, o forse lo sa fin troppo, e sbanda pericolosamente da un eccesso all’altro.

(Federico Gironi - 28 Ottobre 2018 - www.comingsoon.it)

 

Il biglietto di ingresso singolo costa 5,50 euro (ridotto 4,00 euro), mentre l'abbonamento alla stagione, che si concluderà all'inizio di giugno,  è di 60 euro (ridotto a 40 euro per  possessori carta LIUC, studenti universitari e over 65). Info tel. 0331 480626 e info@cinemateatrodante.it

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Pubblicato il 12/02/19 - 105 visualizzazioni
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