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TERZA - CINEMA


"A GRAN RICHIESTA" FILM SCELTO DAL PUBBLICO

Van Gogh - Sulla soglia dell' eternità


Castellanza - Lunedì 20 Maggio prosegue la carrellata del Cineforum di Castellanza tra i film scelti dal pubblico che hanno riscosso grandi apprezzamenti. Allre ore 21.00 inizierà la proiezione della pellicola Van Gogh - Sulla soglia dell' eternità, diretta da Julian Schnabel, interpretata da Willem Dafoe e Oscar Isaac.

“Questo film non è una biografia, ma la mia versione della storia. È un film sulla pittura e un pittore e la loro relazione”, ha dichiarato il regista Julian Schnabel in occasione della settantacinquesima Mostra d’arte Cinematografica di Venezia, dove è stato proiettato in anteprima Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità. Si tratta di quello che si può definire il film evento dell’anno, acclamato dalla critica ancora prima della sua uscita ufficiale nelle sale cinematografiche che avverrà il 3 gennaio 2019.

Julian Schnabel, regista conosciuto per aver girato ventidue anni fa il film sulla breve vita di Basquiat, divenuto il primo lungometraggio commerciale su un artista diretto da un pittore nella storia del cinema, poiché lo stesso Schnabel è un pittore. E lo si evince anche dall’approccio con cui ha deciso di realizzare il film dedicato a Vincent van Gogh (Zundert, 1853 – Auvers-sur-Oise, 1890): non una pedissequa biografia che segue letteralmente la vita e le parole dell’artista, perché un simile proposito “sarebbe stato assurdo”, data la notorietà della vita dell’artista olandese, come ha affermato Jean-Claude Carrière, che si è occupato della sceneggiatura in collaborazione con Louise Kugelberg e con il già citato Julian Schnabel. È un racconto che si affianca alle biografie e alle leggende che hanno per protagonista van Gogh e alle lettere che l’artista stesso ha scritto durante la sua esistenza al fratello Theo, con il quale ha avuto un rapporto viscerale, come è noto a tutti e come è ben percepibile dal film di Schnabel. Vengono quindi analizzate, dal principio al termine della pellicola, la forte passione e la dedizione che van Gogh ha avuto per la pittura, nonostante i varî trasferimenti dell’artista e la malattia che lo ha colpito. Le scene sono state perciò costruite su un’ovvia base di realtà, ma si tratta, come detto, di un approccio nuovo per quanto riguarda la regia e la sceneggiatura di un film su un artista: lo spettatore vedrà situazioni nelle quali van Gogh avrebbe potuto trovarsi e sentirà parole che avrebbe potuto dire, ma di cui non si hanno testimonianze storiche.

Lo stesso titolo scelto, Sulla soglia dell’eternità, sottolinea lo stato complicato dell’artista: una vita trascorsa per la pittura, ma che incontra varî tipi di difficoltà, dalle problematicità nell’instaurare rapporti interpersonali, al desiderio di cambiare luoghi e paesaggi, alle vere e proprie derisioni da parte delle altre persone, alla malattia con la quale l’artista si è trovato a combattere negli ultimi anni della sua vita e che lo porterà al ricovero in un istituto psichiatrico. Un’esistenza caratterizzata da fatica e passione che verrà ricompensata solamente dopo la morte dell’artista, quando la sua arte inizierà a essere considerata e apprezzata. Emblematico è il finale che è stato pensato dal regista e dagli sceneggiatori, nel quale è ben dichiarata questa “soglia dell’eternità” dal punto di vista artistico e biografico, ma non aggiungiamo altro per non anticiparvi la conclusione.

E come affermato dallo stesso Schnabel, il fatto che dietro la macchina da presa ci sia stato un pittore ci ha permesso di vedere van Gogh da un punto di vista più intimo rispetto ad altri film più strettamente biografici: ci ha permesso di comprendere la straordinaria forza interiore, nonostante la presenza di altre debolezze, dell’artista. Un infinito dialogo tra quest’ultimo e l’arte.

L’eccellente capacità di chi è stato dietro le quinte durante le riprese del film è accompagnata da una altrettanto straordinaria recitazione degli attori coinvolti. Magistrale è infatti l’interpretazione di Willem Dafoe nei panni di Van Gogh: l’attore è celebre per aver collaborato con la maggior parte dei più grandi registi del cinema moderno e per aver partecipato a numerosi progetti e produzioni hollywoodiane; ha inoltre ottenuto tre candidature agli Oscar come miglior attore non protagonista e candidature ai Golden Globe, oltre ad aver ricevuto molti premi cinematografici. Per il suo van Gogh è stato premiato alla 75° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia con la Coppa Volpi come Miglior attore ed è candidato ai Golden Globe 2019 come Miglior attore in un film drammatico. Dafoe è stato fortemente voluto da Schnabel per questo ruolo, perché la sua fisicità, la sua immaginazione e la sua curiosità nell’approfondire il personaggio da interpretare sembravano perfette. E in effetti, guardando il film, si ha proprio l’impressione di trovarsi di fronte a van Gogh stesso, tanto è adatto quel ruolo per l’attore. Ci si chiede inoltre se Dafoe abbia dipinto veramente i quadri che si vedono realizzare nel corso della pellicola: ed ebbene sì, l’attore ha dovuto prendere lezioni di pittura dal regista, poiché quest’ultimo intendeva dare vita sullo schermo a qualcosa di concreto e di emotivo, sensazione che sarebbe stata nettamente differente se invece di dipingere veramente, Dafoe avesse imitato semplicemente i movimenti del pennello sulla tela.

(www.finestresullarte.info)

 

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Pubblicato il 15/05/19 - 85 visualizzazioni
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